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UN POPOLO SENZA MEMORIA È UN POPOLO SENZA FUTURO
UN POPOLO SENZA MEMORIA È UN POPOLO SENZA FUTURO
Tanya Goel  - Ps Jalaja - Aaditi Joshi - Prabhakar Pachpute
e una selezione delle opere della collezione di Casa Masaccio
A cura di Sumesh Sharma e Serena Trinchero
14 dicembre 2013 -  26  gennaio 2014
Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (Arezzo)
 
14 dicembre 2013
ore 17:00 performance/conversazione con Gianni Pettena e Lapo Binazzi, presso  Bibliocoop, spazio Soci Coop di San Giovanni Valdarno, via Napoli, 21, San Giovanni Valdarno.

ore 18:00 inaugurazione della mostra presso Casa Masaccio.

 

Sabato 14 dicembre Casa Masaccio arte contemporanea e l'Associazione culturale italo/indiana MK Search Art (MKSA) presentano la mostra UN POPOLO SENZA MEMORIA È UN POPOLO SENZA FUTURO, a cura di Sumesh Sharma e Serena Trinchero. La mostra è l'evento conclusivo del progetto di residenza Contemporary Renaissance che quest'anno ha ospitato gli artisti indiani Tanya Goel, Ps Jalaja, Aaditi *Joshi, Prabhakar Pachpute e il curatore Sumesh Sharma.

Nella giornata di sabato 14 dicembre, in occasione dell'apertura dell'esposizione si terrà una performance/conversazione con Gianni Pettena e Lapo Binazzi presso Bibliocoop, spazio Soci Coop di San Giovanni Valdarno. Alle ore 18 è prevista l'inaugurazione della mostra che sarà visibile fino al 26 gennaio 2014.

Casa Masaccio arte contemporanea e MK Search Art (MKSA) hanno promosso per il secondo anno consecutivo la residenza Contemporary Renaissance per giovani artisti indiani (under 35) presso Casa Masaccio a San Giovanni Valdarno. Il progetto, che ha avuto ottime recensioni anche in India, è patrocinato anche in questa seconda edizione dalle principali istituzioni impegnate nella promozione culturale tra i due paesi, quali l'Associazione Italia-India, l'Associazione indoeuropea per la moda e il design nonché l'Ambasciata dell'India in Italia e rientra nell'ambito dell'iniziativa regionale Toscanaincontemporanea 2013.

Nella casa del grande artista, divenuta spazio di creazione contemporanea, si sviluppa il progetto Casa Masaccio "residenza d'artisti", che mira alla creazione di una piattaforma permanente di residenze d'eccellenza per la mobilità degli artisti sia nazionali che esteri. Gli artisti invitati, attraverso il loro lavoro e la scelta di diversi media, sono stati chiamati ad interrogarsi e a confrontarsi con la comunità locale, con la storia artistica, economica e sociale della città, che nel corso dei secoli ha vissuto alterne vicende.


La mostra UN POPOLO SENZA MEMORIA È UN POPOLO SENZA FUTURO presenta una riflessione che si instaura su diversi binari con la finalità, non tanto di mettere in comunicazione due culture diverse, quanto di proporre una nuova visione per il futuro attraverso una revisione del passato. Un passato non solo identificato in quello glorioso e molto celebrato del Rinascimento, ma anche in eventi più vicini nel tempo, come l'ultima edizione del Premio Masaccio (1968), che ha visto tra i suoi protagonisti alcuni dei maggiori esponenti dell' Arte Povera e che rappresentò un evento fondamentale per l'aggiornamento ai dettami dell'arte contemporanea.

San Giovanni Valdarno rappresenta il paradigma della città post-industriale soprattutto agli occhi di chi arriva da una economia in forte sviluppo -come l'India- che coinvolge anche un intenso sfruttamento delle risorse naturali. Con la fine dell'escavazione per la ricerca della lignite e la chiusura della maggior parte delle attività ad essa legate, in un'area tra San Giovanni Valdarno e Cavriglia, il paese sembra subire una fase di recessione acuito dallo stato in cui versa attualmente l'economia italiana. Un paese bloccato anche fisicamente nel suo sviluppo urbano dall'enorme fabbrica dell'Italsider, ricordo di una fase di prosperità industriale che ormai appare lontana nel tempo e nello spazio. La domanda di lavoro, l'immigrazione e l'emigrazione sono temi che si innestano ed incrociano con la gloriosa storia artistica e culturale del luogo che ha dato i natali a pittori come Masaccio ed è stato teatro di eventi significativi della storia culturale del paese.
 
Anche la storia e il ruolo di San Giovanni Valdarno nell'ambito della scena dell'arte contemporanea sono stati profondamente indagati: la nascita della collezione di Casa Masaccio e della contestata ultima edizione del Premio Masaccio del 1968, infatti, fanno parte integrante della mostra finale che si aprirà il 14 dicembre.
Con una volontà di rivalutazione del passato, che non intende fermarsi al sentimento della nostalgia, ma che al contrario, mira ad individuare in esso indizi per affrontare il prossimo futuro, all'interno dello spazio espositivo, i quattro artisti indiani si trovano a dialogare con maestri del passato e con alcuni degli esponenti della stagione a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta che ha portato in Europa un tentativo di cambiamento di visione in senso radicale. Propedeutica a questa riflessione e indagine sugli eventi del 1968 risulta la performance/conversazione, che precede l'apertura della mostra, con due dei suoi protagonisti: Gianni Pettena e Lapo Binazzi;  un'occasione di riscoperta e di connessione con un avvenimento dall'importanza nazionale, ma in qualche modo dimenticato.

Tanya Goel, Ps Jalaja, Aaditi Joshi, Prabhakar Pachpute dividono lo spazio con le opere di, tra gli altri, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Renato Guttuso: un dialogo favorito in molti casi da somiglianze e richiami sia in ambito metodologico che concettuale. Altre opere della collezione invece, in particolare quelle provenienti dalle prime edizioni del Premio Masaccio, istituito alla fine degli anni Cinquanta, appaiono come testimonianze delle trasformazioni del paesaggio e dell'evoluzione della città.    

 

 

 


Note curatoriali

La porta del negozio di scarpe Aldo Sottani si trova di fronte a Casa Masaccio, il museo di arte contemporanea di San Giovanni Valdarno. Spesso sui vetri della sua porta sono attaccate informazioni su vari eventi culturali e notizie sulla squadra di calcio locale. Dietro quelle porte siede un uomo che era un apprendista ed un creatore di scarpe già all'età di 7. A 83 anni continua a riparare le scarpe in modo da poter impersonare il ruolo della memoria della città nel suo negozio di riparazioni che è un vero e proprio centro di cultura contemporanea, in quanto si trova non lontano dal bivio della città progettata dall'architetto fiorentino Arnolfo di Cambio. Il ' Calzolaio ' o il negozio di scarpe detiene un importante archivio di immagini; Sottani infatti è diventato un fotografo a 20 anni, ma ha anche collezionato immagini storiche della città, raccogliendo un grande archivio che spesso serve come fonte di immagini per importanti pubblicazioni e mostre.
Uno di questi documenti è l'immagine di Dialogo Pettena-Arnolfo, che ritrae l'azione di Gianni Pettena che chiuse la loggia e il porticato di Palazzo d'Arnolfo con pannelli a strisce nere ed argento  per il Premio Masaccio, premio organizzato dal consiglio comunale nel 1968.
La giuria composta da Giovanni Accame, Alberto Boatto, Gillo Dorfles, Corrado Maltese, Guido Montana, Claudio Popovic e Lea Vergine, invitata dal Sindaco Leonetto  Melani, selezionò 37 artisti italiani emergenti tra i quali si ricordano: Carlo Alfano, Giovanni Anselmo, Carlo Cioni, Ugo Nespolo, Alighiero Boetti, Giulio Paolini, Gilberto Zorio, Mario Nigro, Paolo Scheggi che hanno determinato una comprensione radicale della pratica dell'arte in Italia. Lo stesso Pettena si è definito come un "anarchitetto".
Quattro artisti provenienti dall'India, in residenza presso Casa Masaccio hanno iniziato un dialogo con la loro pratica nel contesto post-industriale di San Giovanni Valdarno: le opere derivano da questo esperimento e si confrontano con i resti della produzione industriale e con i materiali che rimangono in città.
Il titolo della mostra è una citazione dallo scrittore cileno e attivista politico Luis Sepulveda, presa da un cartello posto all'ingresso di Castelnuovo dei Sabbioni, poco fuori San Giovanni di Valdarno, un luogo di minatori abbandonato e distrutto, dove sorge come baluardo della memoria collettiva il nuovo Museo MINE. Più che un monito, un' attitudine, una volontà di riattivazione e di rimessa in moto che coinvolge il ricordo del passato, come il presente e il futuro. 


Breve descrizione degli artisti

Tanya Goel
ll lavoro artistico di Tanya Goel si basa sullo studio della rappresentazione della luce in arte e architettura, attraverso l'uso di media come la pittura e il video.
L'interesse per elementi come il colore e il pigmento nascono da un'attenta osservazione della realtà e dalle diverse superfici che i nostri occhi sono abituati a catturare, quali, cartelli pubblicitari, ombre, riflessi, immagini in movimento e televisive.
All'interno di questa riflessione momento fondamentale diviene la percezione di una distinzione tra colore come luce/vista  e i pigmenti/tecnologie che invece lo creano. Questi diversi momenti, infatti, costituiscono una sorta di linguaggio globale della città, riflettendo un senso di ambiguità di dis-identificazione che caratterizza oggi il paesaggio urbano, nonostante la illusoria familiarità.
Durante il periodo di residenza Tanya Goel ha portato avanti la sua ricerca concentrandosi sull'uso di un materiale industriale conosciuto ed usato in tutto il mondo come cemento, studiando le sue reazioni con il colore e collegando la sua riflessione sulla riproducibilità del colore alla pala dell' Annunciazione di Beato Angelico che si trova nel Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Valdarno.
All' interno della mostra inoltre le sue opere saranno chiamate a dialogare con l'opera di Giovanni Anselmo, Il panorama intorno fin verso oltremare, 1996-1999 e con quella di altri artisti presenti nella collezione di Casa Masaccio. Con questi artisti Goel condivide una metodologia di lavoro e di indagine comune, che, passando attraverso una costruzione dell'immagine o la creazione di una installazione, video che trae le sue radici dalla realtà che ci circonda e dalle tecniche di produzione industriale, arriva a toccare elementi che coinvolgono la nostra esistenza.  
Tanya Goel (1985) vive e lavora a New Delhi.
Si è diplomata in pittura presso la School of Art Institute di Chicago ed ha proseguito gli studi laureandosi presso la M.S University, Baroda e acquisendo una laurea magistrale in pittura e incisione presso la Yale School of Art. Ha esposto le sue opere a livello internazionale in diverse mostre collettive, tra le più recenti si ricorda la collettiva del 2013 Sarai Reader - Exhibition 09, Devi Art Foundation, New Delhi e la personale del 2011 2" left from here, Galerie Mirchandani + Steinruecke,  New Delhi.


PS Jalaja
Il fulcro dell'opera di PS Jalaja è l'uomo e la sua relazione con il tempo e lo spazio. Agli occhi dell'artista quello che rende interessante l'uomo è l'essenza del singolo e la perdita delle sue peculiarità una volta che viene inserito in un contesto più ampio, che porta alla creazione della storia dell'umanità. È proprio il multiforme paesaggio delle società contemporanee a creare il variegato mondo dei dipinti e dei disegni dell'artista che sembra voler dare voce a tutti, soffermandosi sulle storie degli uomini. Ogni elemento delle sue opere risulta in tensione con lo spazio, in una lotta serrata alla conquista di un modo per emergere.
Altro elemento costitutivo della pratica di PS Jalaja è stato lo studio della storia, un continuo flusso di avvenimenti, scontri e vite. Lo stesso vale per le innumerevoli immagini prodotte dai media che agli occhi dell'artista appaiono come avvenimenti dalla grande forza visuale.
Nel suo soggiorno a San Giovanni Valdarno PS Jalaja ha continuato la sua ricerca sull'uomo tentando di far incontrare la realtà del Kerala, regione da cui proviene, e caratterizzata da una forte cultura artistica, soprattutto nell'ambito dei murales con gli stimoli trovati in Italia, anche grazie all'incontro con i maestri del passato, primo tra tutti Leonardo da Vinci. All'interno della mostra Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro la sua opera si troverà a dialogare con il dipinto Natura morta di Renato Guttuso. 
PS Jalaja (1983) vive e lavora a Kochi.
Ha completato i suoi studi presso RLV College Thripunithura di  Kochi dove si è laureata in pittura ed ha esposto le sue opere a livello internazionale in mostre collettive. Tra le sue più importanti mostre collettive si ricorda la partecipazione alla Biennale di Kochi 2012 e  al Padiglione indiano della Biennale di Praga, 2011.

Aaditi Joshi
Aaditi Joshi inizia ad utilizzare la plastica come materiale per sviluppare la sua pratica artistica dall'aprile del 2005, ma è solo a seguito del tragico evento dell'alluvione che nel 2006 ha causato forti distruzioni nella sua città natale, Bombay, che il suo interesse nei confronti del materiale ha preso forma in maniera propositiva, soprattutto grazie alla scoperta delle sue qualità di durevolezza e solidità in contrapposizione alla sua trasparenza. La plastica nella sua visione non solo rappresenta un modo per indagare la società consumistica, ma anche per affrontare temi ad essa legati quali l'inquinamento e la situazione ambientale. Attraverso la sua serie di lavori in plastica l'intenzione è di provare a distruggere la distinzione tra forma e contenuto, anche grazie alle mutevoli forme che questo materiale riesce ad assumere.
Durante il periodo di residenza presso San Giovanni Valdarno, l'artista ha proseguito la sua sperimentazione sull'utilizzo del materiale plastico, richiedendo anche la partecipazione dei cittadini del centro toscano per la costruzione della sua opera. Una vera e propria ricerca come si può evincere anche dal diario di bordo che è esposto in Casa Masaccio, che richiama all'attenzione di tutti una problema dall'impatto globale. Le opere di Aaditi Joshi saranno poste in dialogo con le due opere di Alighiero Boetti, Zig Zag (1967) e Colonne, opere partecipanti al Premio Masaccio 1968, e che, in particolare quest'ultima, rimandano all'idea della costruzione di una struttura pesante e iconica (una colonna) attraverso l'uso di un materiale leggero e deperibile, la carta. 
Aaditi Joshi (1980) vive e lavora a Bombay.
Si è diplomata in disegno e pittura presso la L.S. Raheja School of art di Bombay. È stata selezionata tra i 20 finalisti dello Skoda Prize 2012 ed è stata premiata una borsa di studio per il programma di residenza Lucas Artists 2012-2014 presso il Montalvo Art Center, California. Il suo lavoro è stato esposto in collettive internazionali tra le quali si ricordano la personale del 2011 New Works presso Gallery Maskara, Bombay e la partecipazione a India Focused presentato da Creative India foundation alla SH contemporary art fair, Shanghai, Cina.

Prabhakar Pachpute.
A partire dal 2010 il soggetto dell'arte di Prabhakar Pachpute è la vita dei minatori e i problemi legati al forte sfruttamento delle risorse naturali in India. Una condizione sociale e umana che l'artista conosce bene poiché la città sua città natale, Chandrapur è  conosciuta come "la città dell'oro nero" ed i componenti della sua famiglia per tre generazioni hanno lavorato in una delle più antiche miniere del paese. Proprio per questa affinità tra il passato industriale del Valdarno e la situazione odierna in India, durante il periodo di residenza, la ricerca di Prabhakar Pachpute si è concentrata sulla storia delle miniere di Castelnuovo dei Sabbioni, le conseguenze portate dalla fine dell'estrazione della lignite e dall'avvento della post-industrializzazione. Riflessioni sulla condizione dei migranti, sulle condizioni di lavoro nelle miniere dell'India, come lo studio della situazione di Carrara e le sue radici anarchiche riescono a convivere grazie alla sua particolare pratica artistica fondata sul disegno. Nelle sue opere, infatti, al disegno viene associato all'uso di ombre create da oggetti tridimensionali/sculture, l'artista riesce a creare una particolare sovrapposizione linguaggi formali e di contenuti diversi.       
Prabhakar Pachpute (1986) vive e lavora a Bombay.
Si è laureato in Belle Arti presso l'Università Khairagarh, Chhattisgarh ed ha proseguito gli studi presso la M.S. University di Baroda. La sua prima personale è del 2012, Canary in a Coalmine, Clark Huse Initiative, Bombay. Nel 2013 ha esposto in mostre collettive come L'Exigence de la Saudade, a cura di Clark House, presso Kadist Art Foundation, Parigi e Black OR White, a cura di Galit Eilat presso il Van Abbemuseum di Eindhoven.


Curatori

Sumesh Sharma (1980), giovane curatore indiano fondatore insieme a Zasha Colah di Clark House Initiative (Bombay). Clark House Initiative è stata fondata nel 2010 come collaborazione curatoriale che si basa sull'idea di libertà e accessibilità. Come Clark House hanno curato 'I C U JEST', evento collaterale della prima Biennale di Kochi-Muziris, 2012, e più recentemente, erano in residenza presso Kadist Art Foundation, Parigi.

Serena Trinchero, 1985, vive e lavora a Firenze.
Si laurea presso l'Università di Firenze in storia dell'arte contemporanea concentrando le sue ricerche sulle relazioni tra America ed Europa negli anni Venti attraverso lo studio delle little magazines. Dal 2008 si occupa di curatela lavorando a stretto contatto con artisti dell'area toscana e partecipando a progetti come OpenStudios02 promosso dal Centro di Cultura Contemporanea Strozzina.

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1985, vive e lavora a Firenze.
Si laurea presso l'Università di Firenze in storia dell'arte contemporanea concentrando le sue ricerche sulle relazioni tra America ed Europa negli anni Venti attraverso lo studio delle little magazines. Dal 2008 si occupa di curatela lavorando a stretto contatto con artisti dell'area toscana e partecipando a progetti come OpenStudios02 promosso dal Centro di Cultura Contemporanea Strozzina.


Museo Casa Masaccio
Il Museo Casa Masaccio è un centro pubblico per l'arte contemporanea e la sua finalità è soprattutto quella di presentare le emergenze dell'arte italiana ed internazionale. Questa attività ha portato Casa Masaccio a dialogare con alcune tra le più prestigiose istituzioni culturali europee e internazionali, del calibro del Maryland Institute College of Art di Baltimora, l'Association Française d'Action Artistique (AFAA), il British Council, la Berlinische Gallerie, il Museo Boijmans di Rotterdam. Bruce Nauman, Franz West, Cornelia Parker, Massimo Bartolini, Alberto Garutti, Mario Airò, sono alcuni degli artisti con cui ha collaborato.
Il Museo si relaziona con nuovi autori italiani ed internazionali nell'esplorazione dei percorsi e delle ricerche più originali. Promuove occasioni di confronto e di sviluppo con i giovani artisti del territorio, attraverso la realizzazione di laboratori, workshop, mostre e cantieri della creatività. Da alcuni anni ha attivato una piattaforma permanente di residenze per la mobilità degli artisti e dei curatori sia nazionali che esteri.
Sede della Collezione Comunale d'Arte Contemporanea, conserva, opere di Alighiero Boetti, Giovanni Anselmo e di altri importanti artisti, acquisite o donate in occasione del Premio Masaccio (1958-1968) e testimonianze dell'attività espositiva dal 1980 a oggi.

 

MK Search Art (MKSA)
MK Search Art (MKSA) nasce nel 2010 con la produzione di Crossroads: India Escalate la sezione indiana alla quinta edizione di Prague Biennale (2011). Composta da 23 artisti, la mostra rimane tra le più incisive rappresentazioni della scena contemporanea in India all'interno di una biennale d'arte. Il progetto di MKSA a Praga si è accompagnato ad eventi collaterali ed altri momenti di scambio per promuovere una più profonda comprensione dell'arte contemporanea indiana. In questo senso Praga rappresenta solo il primo esempio di una serie d'incontri che MKSA ha proposto anche nei due paesi, cercando di stimolare, più in generale, un dibattito culturale tra Europa e India.
Nel 2011 MKSA collabora con il MAXXI di Roma, organizzando Golden Quadrilateral, una performance dell'artista indiana Monali Meher, sullo sfondo della mostra itinerante Indian Highway e all'interno di India Day, una giornata di incontri con ospiti internazionali dedicata alle diverse declinazioni, arte, cinema, poesia, letteratura, filosofia, del rapporto culturale tra Europa e India. Dal 2012 MK Search Art si muove su due canali: il primo, come MKSA Association, per continuare il filone dei progetti culturali e no-profit, tra cui il programma di residenze per artisti in collaborazione con Casa Masaccio; il secondo, come MKSA Gallery, per la promozione di artisti emergenti nel contesto internazionale. In tale contesto, e con questa filosofia, sono stati realizzati negli ultimi 12 mesi: una mostra bi-personale di Monali Meher e Remen Chopra (Il Siero della Verità), una mostra di Alice Tomaselli (Il dilemma dell'avanzo) ed una mostra di Lucie Fontaine (Focaccia + Panino + Pizza + Tarallo).
Nel 2013 MKSA, che oggi conta una sede espositiva a San Giovanni Valdarno ed una sede in progress a New Delhi, è stata selezionata per l'India Art Fair (IAF) dove ha presentato un progetto multiculturale che affianca artisti indiani ad artisti internazionali provenienti da paesi quali Indonesia, Regno Unito, Stati Uniti e Italia. Nel 2014 MKSA sarà nuovamente all'India Art Fair, che rappresenta la principale fiera d'arte nel panorama indiano.

 
Casa Masaccio Centro per l'Arte Contemporanea
Corso Italia, 83, 52027 San Giovanni Valdarno
Tel. 055 91.26.283
www.casamasaccio.it
e.mail: casamasaccio@comunesgv.it

Ingresso gratuito
orari: feriali 15.00 - 19.00 \ festivi 10.00 - 12.00 | 15.00 - 19.00


MK Search Art
Corso Italia 14, 52027 San Giovanni Valdarno
www.mksearchart.com
e-mail: info@mksearchart.com


Ufficio Stampa: Ambra Nepi Comunicazione
Tel. 348-6543173
e.mail: info@ambranepicomunicazione.it
www.ambranepicomunicazione.it

 
 
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Data ultimo aggiornamento: 25/01/2019
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