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INTERVENTO del SINDACO di San Giovanni AL CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO - BELTRAME
<<Io credo che quando si prendono decisioni come quella che ci è stata comunicata giovedì scorso dall'azienda AFV Beltrame di Vicenza, proprietaria di questo stabilimento si deve riflettere bene sulle conseguenze che quelle decisioni comportano, soprattutto per non dare l'impressione di gestire una società leader europeo nel settore dei laminati mercantili senza una vera strategia e agendo d'impulso.
Se devo essere sincero, questa riflessione mi pare che in questo caso non ci sia stata, così come è già capitato in altre occasioni.
Che siamo di fronte ad una crisi congiunturale dell'acciaio con caratteristiche, anche strutturali, che hanno grande attinenza con la situazione del mercato immobiliare mi pare innegabile, e che lo stabilimento soffra di questa crisi da qualche anno è altrettanto innegabile. Altrimenti sarebbe inspiegabile che si fosse attivato una procedura di cassa integrazione straordinaria per gli stabilimenti del gruppo, fino a tutto l'anno prossimo.
Ma ricordo che solo pochi mesi fa ci venne annunciata una ripresa dell'attività di tre settimane, che poi si trasformarono in tre mesi di lavoro e che alla fine di giugno ci venne presentata la prospettiva di un'altra campagna a partire dal 22 agosto che poi è slittata più volte fino ad arrivare alle comunicazioni del 27 ottobre scorso: chiusura dello stabilimento

Motivazioni??????
Ragioni di mercato!!!!!!
L'impressione di chi era presente a quell'incontro, a partire dal sottoscritto, è stata che neanche coloro che ci fecero la comunicazione credessero molto alle motivazioni che ci furono presentate. Appariva piuttosto chiaro anche dall'incapacità di rispondere alle diverse argomentazioni con le quali venne contestata l'informazione.
Ma d'altra parte questa era la volontà del Consiglio d'amministrazione e questo dovevano dirci.
Giovedì prossimo avremo il primo incontro con la proprietà, almeno lo speriamo, convocato in Regione Toscana dall'assessore Simoncini.
In quell'incontro l'obbiettivo che vogliamo raggiungere è articolato su due opzioni: riprendere l'attività da parte della AFV Beltrame, o, la stessa, ceda lo stabilimento o la gestione a chi quell'attività può e vuole farla ripartire.
In questi dieci giorni che sono trascorsi si è rafforzata la convinzione che dentro a questo perimetro e con questo treno di laminazione si possa ancora fare ferro e profitti, pagare stipendi e svolgere un ruolo importante per l'economia della nostra città e della vallata.
Noi siamo.....anzi, soprattutto i lavoratori sono convinti che con la forza dei numeri ci saranno ragioni da vendere per convincere il dottor Antonio Beltrame a recedere dal proposito di chiudere lo stabilimento. La flessibilità dell'impianto, la professionalità dei lavoratori, il costo di trasformazione del semiprodotto, la qualità delle produzioni, sono tutti elementi che giocano un ruolo determinante per rivedere quella decisione.
Se ci sarà una disponibilità in questo senso anche le istituzioni, a partire dall'Amministrazione Comunale, così come sono certo la Provincia di Arezzo e la Regione Toscana faranno la loro parte, mettendo in campo ciò che è a nostra disposizione per favorire una ripresa dell'attività produttiva.
Altrimenti verrà fatto di tutto per far pagare alla proprietà il prezzo più alto possibile per aver fatto la parte dei barbari che calano da nord per depredare, lasciandosi alle spalle macerie e disperazione.
Sono quasi nove anni che l'AFV Beltrame ha acquistato lo stabilimento di San Giovanni e in questi anni ha attraversato periodi alterni dal punto di vista dei volumi produttivi, così come richiedeva il mercato ed ha usato questo stabilimento a proprio uso e consumo preferendo quasi sempre produrre a Vicenza o San Didero.
Non ha investito un euro più dello stretto necessario, né sull'impianto né sul processo produttivo.
Questo stabilimento è stato saccheggiato, uso lo stesso termine che ho usato nell'incontro del 27 ottobre, del know-how acquisito in decenni di attività, così che i lavoratori di San Giovanni hanno insegnato a quelli degli altri stabilimenti a fare profili che si producevano qui e adesso si producono altrove, magari con risultati qualitativi pessimi.
Però, quando l'azienda ha voluto sperimentare nuove produzioni lo ha fatto qui.......beh,ci sarà un perché!!!!!!! E non credo sia stato per fare un favore ai lavoratori sangiovannesi.
Se la vera ragione della volontà di chiudere San Giovanni è legata a ragioni di mercato e di volumi, io credo che tutte queste argomentazioni dovrebbero essere sufficienti per far tornare l'azienda sui suoi passi, dovrebbero essere sufficienti a far decidere di tenere in vita questo stabilimento e fornirgli, pur in tempi difficili come questi quelle 40-50 mila tonnellate annue necessarie a raggiungere un minimo livello produttivo e dare una continuità lavorativa e una speranza di futuro agli 80 lavoratori e alle loro famiglie. Fra l'altro come più volte ricordato, tutti lavoratori giovani con un'età media abbondantemente sotto i 40 anni.
Ho però timore che le ragioni che hanno dettato questa scelta potrebbero essere altre, più legate alla necessità di dare i cosiddetti segnali al mondo finanziario e del credito, di aver trovato l'agnello sacrificale, secondo la perversa logica secondo la quale, tagliando posti di lavoro, chiudendo stabilimenti e lasciando i lavoratori senza stipendio si creino le condizioni per rilanciare un'azienda...............mah! Credo che i grandi pensatori dell'economia e della finanza dovrebbero ripensare questo assunto. Qui non siamo in presenza del cosiddetto ramo secco,la realtà dei fatti ed i numeri dicono esattamente l'opposto.
Anche per questo noi, e per noi intendo tutti i soggetti, istituzionali, sindacali, politici, sociali, che in questi giorni si sono pronunciati sull'argomento non permetteremo che questo stabilimento sia chiuso...............per gli 80 lavoratori e per le loro 80 famiglie.............non lo permetteremo perché l'AFV Beltrame in questi nove anni non ha portato nessun valore aggiunto al nostro territorio......ha usufruito di un mercato che già c'era e l'ha portato altrove........ha ereditato un patrimonio di conoscenze del quale si è appropriata e gli ha permesso di fare profitti.....ora credo sia giunto il momento che restituisca a San Giovanni ciò che San Giovanni gli ha dato.
Ma non lo permetteremo anche per la storia che "la ferriera" rappresenta per San Giovanni e per il Valdarno.
Ieri sera con il Sindaco di Cavriglia facevamo una riflessione sulle troppe aziende chiuse negli ultimi mesi e su quanti posti di lavoro il Valdarno ha perso in questo periodo.
Ogni posto di lavoro ha la stessa dignità e ogni posto di lavoro perso significa un'altra famiglia alla quale viene meno il mezzo principale di sostentamento.
Ma questa non è solo una fabbrica. Questo luogo è un pezzo fondamentale della memoria dell'apparato produttivo valdarnese.
Ubaldino Peruzzi ha creato la società che costruì questo stabilimento solo 11 anni dopo l'unità d'Italia......molto prima della nascita dell'AFV Beltrame.
Qui ha lavorato per 20 anni Vilfredo Pareto, prima di diventare professore a Losanna e uno dei più grandi sociologi ed economisti che il mondo ricordi.
Questo è stato lo stabilimento dove si sono sperimentate organizzazioni del lavoro e accordi sindacali che poi sono stati trasferiti altrove, contribuendo a far crescere l'importanza dell'industria siderurgica durante il boom economico.
Chi conosce la storia di questo stabilimento sa che qualche "padrone delle ferriere" tanti anni fa lo abbiamo già avuto, e mi riferisco ad Arturo Luzzatto che, perlomeno, allora questo stabilimento lo fece sviluppare.
Devo dire che l'atteggiamento dell'attuale proprietà è stato quello del peggiore "padrone delle ferriere" che ha sfruttato un territorio, lo ha saccheggiato e se ne vorrebbe andare, senza nessun rispetto per il territorio stesso né per chi ci lavora e senza pagare pegno.
Non so come andrà l'appuntamento di giovedì prossimo, io spero di tornare da quell'incontro con la notizia di un ripensamento dell'amministratore delegato sui propositi di chiusura.
Se così non fosse vorrei ribadire il concetto espresso già in altre occasioni: questa è un'area dentro la quale non saranno permesse speculazioni, la volontà dell'amministrazione è quella di far ripartire le produzioni e lavorerà insieme a tanti altri soggetti perché ciò accada, che sia l'AFV Beltrame a riattivare gli impianti o qualche altro soggetto oggi non lo sappiamo e obbiettivamente poco ci importa.
Ma se la Beltrame se ne andrà da San Giovanni, faremo di tutto perché lo faccia solo dopo aver restituito il bottino ai legittimi proprietari>>.
 

San Giovanni Valdarno, 5 novembre 2011
 
 

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Data ultimo aggiornamento: 25/01/2019
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